Moodboard: cos’è e come trasformarla in strumento strategico, esempi

Una moodboard tradizionalmente costituisce una raccolta visiva di immagini, materiali, texture e colori che comunicano un’idea o un’atmosfera per un progetto di design. Questo strumento, utilizzato da architetti e designer, ha storicamente avuto la funzione di allineare le preferenze estetiche tra professionista e cliente.
La concezione di spazio si è però evoluta radicalmente negli ultimi anni. L’evoluzione del concetto la dobbiamo molto a come gli ambienti comunicano e interagiscono con l’essere umano. La moodboard ha compiuto un salto qualitativo soprattutto grazie al suo utilizzo nella progettazione di grandi spazi destinati a molte persone contemporaneamente, tipicamente gli ambienti di lavoro moderni.

Gli spazi professionali oggi non rappresentano più semplici luoghi dove svolgere mansioni, ma ecosistemi complessi dove identità aziendale, benessere, produttività e creatività devono convivere in equilibrio. Questa trasformazione richiede un ripensamento degli strumenti progettuali.
La moodboard moderna merita di superare la dimensione puramente estetica per diventare un framework strategico, capace di integrare elementi scientifici, comportamentali e identitari. Nei contesti internazionali più avanzati, aziende come Google e Airbnb hanno già trasformato questo strumento, incorporando principi di psicologia ambientale e neuroscienze nella progettazione dei loro headquarters.

L’analisi di esempi concreti da Stati Uniti, Francia e paesi nordici rivela approcci sorprendenti: moodboard che mappano percorsi emotivi, ottimizzano performance cognitive e creano ambienti rispettosi dei ritmi circadiani. Questi casi dimostrano come la progettazione degli spazi corporate possa beneficiare di un utilizzo strategico della moodboard, capace di rispondere alle necessità di concentrazione, creatività e benessere.
Caliamoci dunque in un concetto allargato molto interessante e che la dice lunga su come il design si stia trasformando. L’evoluzione della moodboard fotografa un momento di cambiamento, da strumento estetico a potente mezzo di progettazione strategica dei luoghi di lavoro.

Moodboard esempi

Il panorama internazionale offre esempi illuminanti di come la moodboard si sia evoluta da semplice tavola estetica a strumento strategico complesso. Queste applicazioni avanzate mostrano un cambio radicale nell’approccio alla progettazione degli spazi di lavoro.
Negli Stati Uniti, il Gensler Research Institute integra nelle proprie metodologie di progettazione dati provenienti dal loro “Workplace Performance Index” (WPI), un sistema verificabile che misura l’impatto degli spazi sulla produttività. Google, nei suoi Digital Garage, implementa una suddivisione degli spazi in zone di focus, collaborazione e rigenerazione, come documentato in articoli pubblicati su Harvard Business Review.

L’approccio francese alla progettazione degli spazi incorpora il concetto di “Qualité de Vie au Travail” (QVT), che valuta la qualità complessiva dell’esperienza lavorativa, inclusi gli aspetti emotivi del percorso degli utenti attraverso gli ambienti. Questa attenzione al benessere psicologico caratterizza le moodboard avanzate sviluppate nel contesto francese.
Nei paesi nordici, l’attenzione alla luce naturale e all’acustica si riflette in strumenti di visualizzazione avanzati. Studi di progettazione scandinavi integrano nelle moodboard simulazioni di luce basate sul “Daylight Factor”, un parametro scientifico verificabile utilizzato per quantificare la qualità dell’illuminazione naturale negli edifici.
Ubisoft Montreal rappresenta un esempio di ambiente di lavoro progettato per stimolare specifici stati cognitivi, con spazi che supportano diverse fasi del processo creativo. In Italia, anche la sede milanese di Ubisoft è stata progettata seguendo principi di progettazione avanzata degli spazi di lavoro.

Infine non possiamo che auto-citarci. Progetto Design & Build ha istituito un dipartimento di Ricerca e Sviluppo che, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, sviluppa studi scientifici per trasformare l’ufficio da ambiente a rischio sedentarietà a spazio che promuove attivamente la salute. Questo approccio si concretizza nel progetto UP150, supportato da pubblicazioni scientifiche e contenuti divulgativi. (UP150 MAG).

Questi esempi testimoniano come la moodboard contemporanea possa incorporare principi scientifici nella progettazione di spazi che supportano veramente le funzioni cognitive e creative. In Italia, un esempio significativo è rappresentato dalla sede milòanese della Ubisoft progettata secondo principi avanzati di design degli spazi di lavoro.

Dalla moodboard estetica alla moodboard strategica

La trasformazione della moodboard segna un cambio di paradigma nella progettazione degli spazi abitati dall’essere umano. Questo passaggio attraversa diverse tipologie di ambienti: dalle residenze private agli spazi commerciali, dagli edifici pubblici fino agli headquarters aziendali.
La moodboard tradizionale segue diversi approcci metodologici. Alcuni designer preferiscono collage fisici con ritagli e campioni materici, altri optano per composizioni digitali. In Italia, piattaforme come Canva e Adobe Express hanno democratizzato questo processo, permettendo anche ai non professionisti di creare tavole mood efficaci.

Ciò che accomuna questi approcci tradizionali è il focus primario sull’aspetto estetico e sensoriale. La moodboard diventa una conversazione visiva tra designer e cliente, un modo per allineare aspettative stilistiche e preferenze personali.
La moodboard strategica, invece, amplifica queste potenzialità includendo considerazioni che vanno oltre l’estetica. Integra analisi comportamentali, dati quantificabili e principi scientifici. Il colore non viene più scelto solo per armonia cromatica, ma per il suo impatto psicologico documentato sugli occupanti dello spazio.

Moodboard evoluzione

Questa evoluzione risulta particolarmente preziosa nella progettazione di ambienti complessi come gli spazi lavorativi, dove le dinamiche umane e le esigenze funzionali si intrecciano. Qui la moodboard diventa uno strumento predittivo che visualizza come l’ambiente influenzerà comportamenti, interazioni sociali e benessere.
Il valore di questo nuovo approccio risiede nella capacità di creare ponti tra estetica e funzionalità, tra bellezza visiva e performance misurabili.

Moodboard interior design: l’approccio italiano

Il panorama italiano dell’interior design ha sviluppato un approccio alla moodboard fortemente radicato nella tradizione estetica e nella valorizzazione del patrimonio manifatturiero nazionale. Questo orientamento riflette la storica vocazione italiana verso la qualità dei materiali e il valore artigianale.
Nel contesto italiano, la moodboard viene tipicamente concepita come strumento di comunicazione visiva tra designer e cliente. Le piattaforme digitali come Canva e Adobe hanno reso questa pratica più accessibile, democratizzando uno strumento una volta esclusivo dei professionisti.

L’attuale approccio italiano si focalizza principalmente su aspetti estetici: selezione cromatica, finiture, materiali e stile. Questa visione, sebbene raffinata, tende a limitare le potenzialità della moodboard come strumento strategico e predittivo di comportamenti.
A differenza dei modelli internazionali che abbiamo analizzato, l’integrazione di dati comportamentali e metriche di performance rimane un territorio ancora poco esplorato da pochi player come Progetto Design & Build. In generale si può dire che il focus resta prevalentemente su “come crearla” piuttosto che su “come utilizzarla strategicamente”.

Questa differenza di approccio rappresenta un’opportunità di evoluzione per i professionisti italiani del settore. L’integrazione di elementi scientifici e strategici potrebbe valorizzare ulteriormente l’eccellenza estetica che già ci contraddistingue, portandolo a un livello superiore di efficacia e profondità.
Il futuro della moodboard in Italia beneficierà di un dialogo più stretto tra diverse discipline: psicologia ambientale, neuroscienze e design, creando strumenti progettuali che uniscano bellezza e funzionalità avanzata.

Metriche e parametri nella moodboard avanzata

L’elemento distintivo di una moodboard strategica, come detto, risiede nella sua capacità di incorporare dati misurabili e parametri scientifici. Questo approccio quantitativo trasforma lo strumento da puramente visivo a predittivo e analitico.
Le moodboard avanzate possono integrare metriche come il “Workplace Performance Index” (WPI) sviluppato dal Gensler Research Institute. Questo indice valuta in modo oggettivo come specifici elementi dello spazio influenzano la produttività dei dipendenti, basandosi su survey condotte in centinaia di ambienti di lavoro.

Il “WELL Building Standard” e la “Fitwel Certification” rappresentano sistemi di certificazione verificabili che misurano l’impatto del design sul benessere umano. Questi standard valutano fattori come qualità dell’aria, illuminazione e ergonomia, parametri che possono essere visualizzati nella moodboard tramite rappresentazioni grafiche.

In Francia, il concetto di “Qualité de Vie au Travail” (QVT) costituisce un approccio riconosciuto che valuta la qualità complessiva dell’esperienza lavorativa, incluso l’impatto dello spazio fisico sul benessere e sulla produttività.

Nei paesi nordici, il “Daylight Factor” (DF) quantifica scientificamente la qualità della luce naturale negli edifici. Strumenti come il “Daylight Visualizer” dell’azienda danese Velux permettono di simulare e visualizzare l’impatto della luce nel corso della giornata, elemento integrabile nelle moodboard avanzate.

Il “User Journey Mapping”, metodologia documentata da Nielsen Norman Group, offre uno strumento per visualizzare l’esperienza degli utenti attraverso uno spazio, trasformando dati comportamentali in rappresentazioni visive che possono arricchire una moodboard strategica.

Implementazione pratica: elevare la propria metodologia

Trasformare la moodboard da strumento estetico a strategico richiede un approccio metodologico strutturato, supportato da strumenti e tecniche verificabili che integrano considerazioni scientifiche nel processo creativo.
Piattaforme collaborative come Miro e Figma hanno rivoluzionato la creazione di moodboard, permettendo la collaborazione in tempo reale tra professionisti di diverse discipline. Questi strumenti consentono di integrare elementi visuali tradizionali con dati, grafici e mappe comportamentali in un unico spazio di lavoro condiviso.
L’implementazione di simulazioni digitali arricchisce il processo di progettazione. Il Daylight Visualizer di Velux, ad esempio, permette di visualizzare scientificamente l’impatto della luce naturale negli ambienti, generando immagini che possono essere incorporate nella moodboard per comunicare aspetti non solo estetici ma anche funzionali.

Il Design Thinking, metodologia documentata e applicata da IDEO, offre un framework per integrare considerazioni umane nel processo creativo. Le fasi di empatia e definizione diventano fondamentali per creare moodboard che rispondano non solo a preferenze estetiche ma a reali necessità comportamentali.
L’integrazione del “Biophilic Design” – approccio che incorpora elementi naturali negli spazi – può essere visualizzata nella moodboard attraverso esempi di come specifici elementi naturali influenzino la produttività e il benessere, con riferimenti a ricerche scientifiche a supporto.

La “Neuroscience for Architecture”, campo di studio promosso dall’Academy of Neuroscience for Architecture (ANFA), offre principi scientifici sull’impatto neurologico degli ambienti. Questi principi possono guidare le scelte di design e essere visualizzati nella moodboard attraverso diagrammi che illustrano le risposte neurali previste a specifici elementi spaziali.
Questi approcci e strumenti verificabili trasformano la moodboard da semplice collage di materiali e colori a un potente strumento di comunicazione che visualizza non solo l’aspetto estetico degli spazi ma anche il loro impatto funzionale, emotivo e cognitivo.

Massimiliano Notarbartolo

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